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Category Archives: DOMANDE E RISPOSTE

TRADUZIONE E LEGALIZZAZIONE DI DOCUMENTI

Atti e documenti rilasciati da autorità straniere, per poter essere validi in Italia, devono essere legalizzati .
Tali atti e documenti devono inoltre essere tradotti in italiano e le traduzioni devono recare il timbro “traduzione conforme”. La conformità può essere attestata dal traduttore stesso, la cui firma viene poi legalizzata dall’ufficio consolare.
Al fine di ottenere la traduzione e la legalizzazione del documento il richiedente dovrà presentarsi munito del documento originale in lingua straniera.
Gli atti di cui sopra sono soggetti al pagamento dei diritti di tasse e bolli attualmente vigenti.

L’apostille

Nei Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione dell’Aia del 5 ottobre 196, la necessità di legalizzare gli atti e i documenti rilasciati da autorità straniere è sostituita dall’apposizione della “postilla” (o apostille).
Pertanto, una persona proveniente da un Paese che ha aderito a questa Convenzione non ha bisogno di recarsi presso la Rappresentanza consolare e chiedere la legalizzazione, ma può ottenere l’apposizione dell’apostille sul documento. Così perfezionato, il documento viene riconosciuto in Italia.

I Paesi che hanno ratificato la Convenzione dell’Aja sono:

Albania, Andorra, Antigua e Barbuda, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Azerbaijan, Bahamas, Barbados, Bielorussia, Belgio, Belize, Bosnia-Erzegovina, Botswana, Brunei-Darussalam, Bulgaria, Capo Verde, Cina (Hong Kong), Cina (Macao), Cipro, Colombia, Costa Rica, Croazia, Corea del Sud, Danimarca, Dominica, Ecuador, El Salvador, Estonia, Federazione Russa, Fiji, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Grenada, Honduras, India, Irlanda, Islanda, Isole Cook, Isole Marshall, Israele, Italia, Kazakhstan, Kirghizistan, Lesotho, Lettonia, Liberia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malawi, Malta, Mauritius, Messico, Moldova, Monaco, Mongolia, Montenegro, Namibia, Nuova Zelanda, Niue, Norvegia, Oman, Panama, Paesi Bassi, Perù, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Domenicana, Romania, Saint Kitts and Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent and the Grenadines, Samoa, San Marino, Sao Tome e Principe, Serbia, Seychelles, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Sud Africa, Suriname, Svezia, Svizzera, Swaziland, Tonga, Trinidad e Tobago, Turchia, Ucraine, Ungheria, USA, Vanuatu, Venezuela

Che cosa è possibile tradurre e legalizzare?

La traduzione e legalizzazione di documenti riguarda, essenzialmente, atti pubblici (procure, testamenti), atti notori, autenticazioni e sottoscrizioni apposte a scritture private.

I documenti più frequentemente richiesti per servizi di traduzione e legalizzazione sono:

Procure
Testamenti
Atti Pubblici
Attività di autenticazione

Per avere efficacia in Italia gli atti dovranno essere tradotti, legalizzati ed, eventualmente, apostillati.

VISTO PER L’ITALIA

I cittadini stranieri che vogliono venire in Italia devono esibire la documentazione che giustifichi la motivazione e la durata prevista del soggiorno, alla frontiera. In alcuni casi devono anche dimostrare la disponibilità di adeguati mezzi finanziari e le condizioni di alloggio.
Il visto può essere richiesto presso le ambasciate e i consolati Italiani nel Paese di residenza.
Hai bisogno di maggiori informazioni? Se vuoi sapere se hai bisogno del visto clicca qui

Quali sono i costi per i diversi tipi di visto?

I diritti per il trattamento della domanda di visto, riportano i seguenti valori, espressi in Euro:

Visto Schengen* per corto soggiorno (tipo A e C)
€ 60
€ 35 (minori tra i 6 e i 12 anni)

Visto nazionale per soggiorni di lunga durata (tipo D)
€ 116

In base agli Accordi di facilitazione in vigore con l’Unione Europea, per i cittadini di: Federazione Russa, Georgia, Moldova e Ucraina, la tariffa per i Visti Schengen* (di tipo A e C) è di:
€ 35

Cittadini di Albania, Bosnia-Erzegovina, FYROM, Montenegro e Serbia non titolari di passaporto biometrico:
€ 35

Quando il visto è gratuito?

Per le seguenti categorie la documentazione e il trattamento della domanda di visto non ha costi:
- minori di 6 anni (breve soggiorno);
- familiari di cittadini UE (entro il II grado) e di cittadini svizzeri;
- studenti (breve e lungo soggiorno);
- alunni, studenti, studenti già laureati e insegnanti accompagnatori che intraprendono soggiorni per motivi di studio o formazione pedagogica (breve soggiorno);
- ricercatori quali definiti nella raccomandazione 2005/761/CE del 28.09.2005;
- alcune categorie previste dagli Accordi di facilitazione in vigore con l’UE

*Il 26 ottobre 1997 l’Italia, a conclusione di un processo di adattamento alla politica comune dei visti prevista dalla Convenzione di Applicazione dell’Accordo di Schengen, ha fatto il suo ingresso nel sistema Schengen.
Al rafforzamento della comune frontiera esterna è seguita la parallela e graduale soppressione dei controlli alle frontiere interne. Piena libertà di circolazione nell’insieme dei territori è prevista all’interno di tutti gli Stati firmatari degli Accordi di Schengen, anche detti Spazio Schengen.

FARNESINA: SERVIZI CONSOLARI

Le Rappresentanze diplomatico-consolari hanno il compito di tutelare gli interessi italiani fuori dai confini nazionali ed offrono diversi servizi.

La tutela riguarda: i casi di decesso, incidente, malattia grave, arresto o detenzione, atti di violenza, assistenza in caso di crisi gravi (catastrofi naturali, disordini civili, conflitti armati, ecc.), rilascio di documenti di viaggio d’emergenza causa perdita o furto del passaporto. I servizi offerti devono essere forniti secondo principi di eguaglianza, imparzialità, efficienza e trasparenza.

Se non è presente una Rappresentanza italiana
Se nel Paese in cui ci si trova non è presente una Rappresentanza diplomatico-consolare italiana, è possibile richiedere la protezione consolare ad una Rappresentanza diplomatico-consolare di uno Stato membro dell’Unione Europea.

A questo indirizzo trovate un motore di ricerca con l’elenco delle rappresentanze consolari nel mondo.

CITTADINANZA ITALIANA

Dopo la fase di valutazione della richiesta per la cittadinanza italiana da parte delle amministrazioni coinvolte nel processo, in caso di esito positivo, viene emesso il decreto di concessione della cittadinanza italiana in favore dello straniero che ha presentato la domanda. Per formalizzare la concessione, il decreto viene firmato dall’autorità competente.
Dopo la firma del decreto, la Prefettura ha 90 giorni per contattare l’interessato e comunicargli l’avvenuta concessione. Il richiedente, dopo la notifica della concessione della cittadinanza, ha 180 giorni di tempo per fare il giuramento di essere fedele alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi dello Stato presso il comune di residenza ovvero presso la Rappresentanza diplomatica italiana nel caso di essere residente all’estero.
Una volta trascorsi i 180 giorni, l’interessato non potrà più fare l’atto di giuramento perché il decreto di concessione non è più valido e, quindi, il cittadino straniero non diventa italiano. In questo caso, per acquisire la cittadinanza italiana, dovrà presentare nuovamente la domanda.
Nel caso in cui, invece, i pareri emessi dopo la fase di valutazione sono negativi, all’interessato verrà comunicato il decreto di diniego della cittadinanza. Dipendendo dalla motivazione per la quale sia stato fatto il rigetto, lo straniero può presentare nuovamente domanda dopo che siano trascorsi i termini previsti dalla legge.

LEGALIZZAZIONE E APOSTILLE: A COSA SERVONO?

Legalizzazione

Per poter essere fatti valere in Italia, gli atti e i documenti rilasciati da autorità straniere devono essere legalizzati dalle rappresentanze diplomatico-consolari italiane all’estero.
Tali atti e documenti, eccetto quelli redatti su modelli plurilingue previsti da Convenzioni internazionali, devono inoltre essere tradotti in italiano.
Le traduzioni devono recare il timbro “per traduzione conforme”. Nei paesi dove esiste la figura giuridica del traduttore ufficiale la conformità può essere attestata dal traduttore stesso, la cui firma viene poi legalizzata dall’ufficio consolare.
Nei paesi nei quali tale figura non è prevista dall’ordinamento locale occorrerà necessariamente fare ricorso alla certificazione di conformità apposta dall’ufficio consolare.
Per procedere alla legalizzazione il richiedente dovrà presentarsi, previo appuntamento, presso l’Ufficio consolare munito dell’atto (in originale) da legalizzare.
Al fine di ottenere il certificato di conformità della traduzione il richiedente dovrà presentarsi, previo appuntamento, presso l’Ufficio consolare munito del documento originale in lingua straniera e della traduzione.

Apostille

Nei Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione dell’Aia del 5 ottobre 1961 relativa all’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri, la necessità di legalizzare gli atti e i documenti rilasciati da autorità straniere è sostituita da un’altra formalità: l’apposizione della “postilla” (o apostille).
Pertanto, una persona proveniente da un Paese che ha aderito a questa Convenzione non ha bisogno di recarsi presso la Rappresentanza consolare e chiedere la legalizzazione, ma può recarsi presso la competente autorità interna designata da ciascuno Stato – e indicata per ciascun Paese nell’atto di adesione alla Convenzione stessa (normalmente si tratta del Ministero degli Esteri) – per ottenere l’apposizione dell’apostille sul documento. Così perfezionato, il documento viene riconosciuto in Italia.

I Paesi che hanno ratificato la Convenzione dell’Aja sono:

Albania, Andorra, Antigua e Barbuda, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Azerbaijan, Bahamas, Barbados, Bielorussia, Belgio, Belize, Bosnia-Erzegovina, Botswana, Brunei-Darussalam, Bulgaria, Capo Verde, Cina (Hong Kong), Cina (Macao), Cipro, Colombia, Costa Rica, Croazia, Corea del Sud, Danimarca, Dominica, Ecuador, El Salvador, Estonia, Federazione Russa, Fiji, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Grenada, Honduras, India, Irlanda, Islanda, Isole Cook, Isole Marshall, Israele, Italia, Kazakhstan, Kirghizistan, Lesotho, Lettonia, Liberia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malawi, Malta, Mauritius, Messico, Moldova, Monaco, Mongolia, Montenegro, Namibia, Nuova Zelanda, Niue, Norvegia, Oman, Panama, Paesi Bassi, Perù, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Domenicana, Romania, Saint Kitts and Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent and the Grenadines, Samoa, San Marino, Sao Tome e Principe, Serbia, Seychelles, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Sud Africa, Suriname, Svezia, Svizzera, Swaziland, Tonga, Trinidad e Tobago, Turchia, Ucraine, Ungheria, USA, Vanuatu, Venezuela

NUOVA PROCEDURA PER PERMESSO / CARTA DI SOGGIORNO (POSTE)

LA NUOVA PROCEDURA

Cosa fare per richiedere il Permesso/Carta di Soggiorno

In virtù della convenzione stipulata tra il Ministero dell’Interno e Poste Italiane SPA, ai sensi dell’art. 39, comma 4 bis della Legge 16 gennaio 2003, n. 3 , come modificato dall’art. 1 quinquies, della Legge 12 novembre 2004, n.271, le istanze di rilascio e rinnovo di permesso e carta di soggiorno per cittadini extracomunitari rientranti nelle seguenti tipologie dovranno essere presentate dall’interessato presso gli Uffici Postali abilitati (vedi Ricerca Strutture ) utilizzando l’apposito kit a banda gialla disponibile presso tutti gli uffici postali, i Patronati ed i Comuni abilitati. All’atto della presentazione della istanza, lo straniero dovrà provvedere al pagamento di € 30,00, così come stabilito con Decreto del Ministro dell’Interno del 12 ottobre 2005.

In conformità agli obblighi derivanti dal REG.CE n.1030 del 13 giugno 2002, che istituisce un modello uniforme di permesso di soggiorno, a decorrere dal 1° gennaio 2006 è previsto il rilascio del permesso di soggiorno elettronico, in sostituzione di quello cartaceo. Con decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro dell’Interno, è fissato in € 27,50 il corrispettivo del rilascio del permesso di soggiorno elettronico. Il pagamento è effettuato tramite appositi bollettini di c/c postale pre-marcati, disponibili presso gli uffici postali abilitati alla ricezione delle istanze e pagabili presso qualunque ufficio postale;

Possono esser presentate presso gli Uffici Postali le richieste inerenti alle sotto riportate tipologie di permessi-carte di soggiorno:

Le istanze di richiesta di rilascio e rinnovo di tutte le altre tipologie di permesso-carta di soggiorno continueranno ad essere presentate presso gli Uffici Immigrazione delle Questure, competenti territorialmente.
Per la compilazione della modulistica lo straniero può farsi assistere, a titolo gratuito, da un Patronato della sua zona o da un Comune abilitato.
Al momento della presentazione dell’istanza allo sportello dell’ufficio postale abilitato, lo straniero verrà identificato con passaporto o altro documento equipollente.
L’istanza dovrà essere presentata in busta aperta e non potrà essere esaminata in caso di mancata sottoscrizione da parte dell’interessato.
L’operatore di Poste provvederà a consegnare la ricevuta della raccomandata che dovrà essere compilata dallo straniero in quel momento.

La ricevuta che verrà rilasciata allo straniero all’atto della presentazione della domanda, è dotata di requisiti di sicurezza e riporta i codici di accesso (Codice Assicurata e Codice Ologramma) all’ area riservata per conoscere lo stato di avanzamento della pratica. In caso di richiesta di rinnovo del Permesso-Carta di soggiorno, è necessario inserire nella busta la fotocopia del permesso-carta di soggiorno da rinnovare o da aggiornare.

In caso di richiesta di rilascio/rinnovo del Permesso-Carta di soggiorno per cittadini extracomunitari, è necessario inserire nella busta una delle due ricevute di avvenuto pagamento del bollettino postale premarcato, di importo pari a €27,50, disponibile presso gli uffici postali “Sportello Amico”Ricerca Strutture abilitati alla ricezione delle istanze.

Presentazione delle istanze

•  I kit a banda gialla per la richiesta di rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno possono essere ritirati presso tutti gli uffici postali, i Patronati ed i Comuni abilitati e presentati presso gli uffici postali abilitati (vedi ricerca riferimenti).

•  Le istanze relative a richieste di rilascio/rinnovo di permesso/carta di soggiorno relative a tutte le altre tipologie non riportate nella tabella del link La Nuova Procedura continueranno ad essere presentate presso gli Uffici Immigrazione delle Questure.

•  Gli appositi bollettini di c/c postale premarcati da utilizzare per il pagamento del corrispettivo per richiesta di rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno su supporto elettronico, possono essere ritirati presso gli uffici postali abilitati alla ricezione delle istanze.

Informativa di carattere generale

Possono soggiornare in Italia, gli stranieri che hanno fatto regolare ingresso sul territorio dello Stato in quanto in possesso del passaporto o documento equipollente e del visto di ingresso, salvo i casi di esenzione previsti da accordi internazionali.

Il permesso di soggiorno deve essere richiesto al Questore della provincia ove lo straniero si trova entro otto giorni lavorativi dal suo ingresso.

Per i cittadini appartenenti ad uno stato membro dell’Unione Europea la presentazione delle istanze di carta di soggiorno presso gli uffici postali è facoltativa, potranno indifferentemente recarsi presso tali uffici o presso gli Uffici Immigrazione delle Questure.

Gli stranieri che hanno presentato istanza tramite gli uffici postali saranno convocati dall’Ufficio Immigrazione, tramite lettera raccomandata, per essere sottoposti ai rilievi fotodattiloscopici, nei casi previsti dalla normativa vigente, e per la consegna del permesso-carta di soggiorno.

In sede di prima convocazione dovranno produrre 4 fotografie formato tessera con fondo bianco, una delle quali sarà apposta sul permesso-carta di soggiorno.

La richiesta di carta di soggiorno per sé e i propri familiari deve essere presentata con un unico kit, che contenga il Modulo 1 e il Modulo 2 qualora il familiare percepisca un reddito, per ciascun componente il nucleo familiare per il quale si richiede la carta.

Il rinnovo del permesso di soggiorno è richiesto dallo straniero al Questore della provincia in cui dimora, nel termine di novanta giorni dalla scadenza, per i permessi di soggiorno per lavoro e famiglia di durata biennale, entro sessanta giorni per quelli per lavoro annuale, entro trenta giorni per le restanti tipologie di permesso di soggiorno.

La durata del permesso di soggiorno non rilasciato per motivi di lavoro e famiglia è quella prevista dal visto di ingresso. La durata non può comunque essere:

  1. superiore a tre mesi per affari e turismo;
  2. superiore ad un anno, in relazione alla frequenza di un corso per studio o per formazione. Il permesso è rinnovabile annualmente nel caso di corsi pluriennali;
  3. superiore a due anni per lavoro autonomo, per lavoro subordinato a tempo indeterminato o per ricongiungimento familiare.

Per la corretta compilazione manuale delle istanze per le quali è prevista la presentazione presso ufficio postale, consultare il fac-simile modulistica presente in home page.

Per la corretta compilazione manuale dell’apposito bollettino di c/c postale (PDF) premarcato da utilizzare per il pagamento del corrispettivo previsto per il rilascio del permesso di soggiorno su supporto elettronico, consultare il fac-simile modulistica presente in home page.

Per ricevere ausilio nella compilazione della istanza ci si può rivolgere ad un Comune abilitato od a un Patronato della propria zona. L’elenco è disponibile consultando il sito nella sezione Elenco Strutture presente in home page.

L’assistenza è gratuita

NOTE per la compilazione del modulo “MOD. 209 - Modulo 1 e Modulo 2

Importante: Scrivere in stampatello, con penna nera e rigorosamente all’interno degli appositi spazi;

a) Riportare il dato come scritto sul passaporto o documento equipollente;
b) Vedere la Provincia nella tabella Codici Sigle Province
c) Barrare la tipologia di interesse (es.X)
d) Controllare nella tabella Codici Motivi di Richiesta Permesso/Carta di Soggiorno il codice corrispondente alla tipologia del Permesso di Soggiorno;
e) Indicare serie e numero del Permesso/Carta di Soggiorno in possesso o di riferimento;
f) Compilare la sezione 2 solo dopo aver compilato interamente il Modulo 1, il Modulo 2 qualora si percepisca un reddito, e dopo aver fotocopiato in formato A4 tutti i documenti necessari per la tipologia richiesta.
Nel caso non venga sottoscritta, l’istanza non verrà accettata allo sportello postale;
g) Indicare il numero complessivo di fogli di cui consta l’istanza (moduli e fotocopie dei documenti);
h) Indicare il numero complessivo dei figli dichiarati nella sezione 12 del Modulo 1;
i) Indicare la lettera:
• per Stato Libero,
• per Coniugato/a;

j) Inserire la lettera:
• per Femmina,
• per Maschio;

k) Riportare il Codice Stato indicato nella tabella Codici di Stato;
l) Da compilare solo se il documento è diverso dal passaporto, vedi tabella Documenti Equipollenti al Passaporto;
m) Vedere nella tabella Autorità che rilasciano Documenti Equivalenti al Passaporto il codice corrispondente all’autorità che ha rilasciato documento diverso dal passaporto;
n) Da compilare solo in caso di prima richiesta di Permesso/Carta di soggiorno. Riportare i dati scritti sul visto;
o) La durata del titolo/documento di viaggio rinnovato non potrà essere superiore a quella del permesso di soggiorno;
p) Campo facoltativo utile alla Questura per eventuali comunicazioni inerenti l’istanza;
q) Se uguale al precedente non compilare;
r) Indicare Nome e Cognome oppure la Denominazione Sociale della Società, Ente o Associazione presso la quale si vuole che alternativamente venga recapitata la raccomandata per la convocazione in Questura;
s) Da compilare solo in caso di richiesta di rilascio di Carta di Soggiorno e conversione del permesso di soggiorno da altri motivi a famiglia
t) Da compilare solo in caso di richiesta di Carta di Soggiorno
u) I minori adottati, affidati, o sottoposti a tutela a carico del richiedente sono equiparati ai figli minori;
v) Da compilare solo in caso di lavoro subordinato;
w) Indicare la categoria professionale di appartenenza (ad esempio: medici, ambulanti, architetti, ecc);
x) Deve essere compilato solo dagli stranieri assunti nell’anno in corso – allegare fotocopia delle ultime buste paga;
y) Compilare solo per attività autonoma iniziata nell’anno in corso.

IL MATRIMONIO CON STRANIERI IN ITALIA

Per il matrimonio con stranieri in Italia, non è necessario avere il permesso di soggiorno, ma è sufficiente un documento di identità in corso di validità (es. passaporto).

Cosa fare
Il cittadino extracomunitario che vuole sposarsi in Italia deve richiedere presso il Consolato o l’Ambasciata  del suo Paese in Italia il nulla-osta alle nozze. Il nulla osta è una dichiarazione dalla quale risulta che, in base alle leggi del proprio Stato, non esistono impedimenti al matrimonio.
Una volta ottenuto il nulla osta alle nozze, è necessario recarsi presso l’Ufficio legalizzazione della Prefettura per far autenticare la firma dell’ambasciatore o del Console.
Se il cittadino straniero ha regolare permesso di soggiorno ed è residente in Italia, deve anche richiedere il certificato di stato libero e di residenza con marca da bollo di 14.62 euro.

Bisogna tener presente che alcune Ambasciate o Consolati stranieri in Italia non rilasciano il nulla osta al cittadino straniero  se non è in possesso di un permesso di soggiorno e di un passaporto.
In questi casi, visto che il nulla osta alle nozze è un documento necessario per potersi sposare in Italia, il cittadino straniero dovrà recarsi nel proprio paese per richiederlo presso gli uffici competenti.

Se ci si intende sposare secondo il culto cattolico o  secondo altri culti ammessi dallo Stato italiano sarà necessario fare una richiesta al parroco o al ministro del culto che  celebrerà il matrimonio.

Una volta ottenuto il nulla-osta, e dopo averlo legalizzato in Prefettura, il cittadino straniero dovrà recarsi, insieme al suo futuro coniuge, all’Ufficio Matrimoni dell’Anagrafe centrale del Comune di residenza (se non si ha la residenza il comune sarà quello del cittadino con residenza) e presentare la seguente documentazione:

1.    documento di identità in corso di validità di entrambi i futuri sposi;
2.    certificato di nascita  autenticato dall’Ambasciata del Paese di provenienza;
3.    nulla-osta rilasciato dal Consolato o dall’Ambasciata;
4.    certificato di Stato libero e residenza in bollo se il cittadino straniero è residente in Italia.
5.    se uno dei futuri coniugi è cittadino italiano, questo potrà autocertificare la residenza e lo stato libero;
6.    richiesta consegnata al parroco o al ministro del  altro culto che  celebrerà il matrimonio.

L’Ufficiale dello Stato civile fisserà, quindi, l’appuntamento per il giuramento.

Nel giorno fissato per il giuramento ci si scambierà pubblicamente la promessa di matrimonio dinanzi all’Ufficiale dello Stato civile. Al giuramento devono essere presenti due testimoni per ciascun coniuge. In caso di testimoni stranieri essi dovranno possedere un valido permesso di soggiorno.
Su richiesta dei futuri sposi stranieri è possibile richiedere la presenza di un interprete.
L’Ufficio provvederà poi alla pubblicazione, cioè esporrà  nell’Albo pretorio del Comune un foglio con i nomi dei futuri sposi e il luogo in cui si sposeranno.
Trascorsi 8 giorni (comprendenti almeno 2 domeniche) dalla pubblicazione, l’Ufficio Matrimoni  rilascerà il certificato di avvenuta pubblicazione.
Questo documento dovrà essere consegnato, entro il termine di 180 giorni, all’Ufficiale dello Stato civile presso il Comune di residenza per fissare la data del matrimonio.

Esistono dei casi particolari nei quali ci sono delle differenze rispetto alle regole generali.

- stranieri riconosciuti rifugiati sotto la Convenzione di Ginevra :
Se il cittadino straniero è stato riconosciuto rifugiato deve richiedere il nulla osta all’A.C.N.U.R. ( Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) presentando un atto notorio fatto in Prefettura con l’indicazione di nome, cognome, stato di provenienza e stato civile dei due testimoni con documento di identità.

- cittadini USA
Se il cittadino è statunitense, al posto del nulla osta, dovrà presentare una dichiarazione giurata resa davanti al Console U.S.A. con firma autenticata in Prefettura, atto notorio reso davanti al Giudice unico e certificato di nascita.

SEPARAZIONE DEI BENI O COMUNIONE DEI BENI

Secondo la legge italiana tutti i redditi prodotti e i beni acquistati da uno dei coniugi dopo il matrimonio sono di proprietà di entrambi i coniugi (comunione dei beni). Se gli sposi preferiscono invece la separazione dei beni è necessario che lo dichiarino al momento del matrimonio.

2) MATRIMONIO TRA DUE CITTADINI STRANIERI IRREGOLARMENTE PRESENTI IN ITALIA
Nel caso di due cittadini stranieri che non abbiamo permesso di soggiorno o residenza in Italia, il matrimonio può essere celebrato solo presso l’Ambasciata o il Consolato del proprio Paese nel territorio italiano.
In tale caso varranno le norme previste dal proprio Stato di appartenenza per i documenti necessari.
Il matrimonio, in questo caso, non da diritto ad un permesso di soggiorno italiano.

PERMESSO DI SOGGIORNO PER MOTIVI FAMILIARI

Una volta contratto matrimonio con un cittadino italiano il cittadino straniero ha diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi familiari, anche se prima del matrimonio era un cittadino clandestino o irregolare.
Se possiede un permesso di soggiorno per qualsiasi altro motivo potrà richiedere la conversione del proprio permesso in un permesso per motivi familiari utilizzando il kit da spedire in Questura tramite gli uffici postali abilitati.
Se, invece, non possiede alcun permesso di soggiorno il cittadino straniero non può essere espulso e può comunque chiedere il permesso di soggiorno per motivi familiari recandosi direttamente in Questura, Ufficio Centrale, per richiedere il permesso.

In questo caso la documentazione da presentare:
1.    marca da bollo da 14.62 euro.
2.    4 foto formato tessera.
3.    autocertificazione del cittadino italiano attestante la convivenza e l’avvenuto matrimonio.
4.    fotocopia del passaporto

Questo permesso viene rilasciato solo dopo aver effettuato gli accertamenti sulla reale convivenza presso l’abitazione dichiarata al momento della richiesta di rilascio del permesso di soggiorno.
Una volta ottenuto il permesso di soggiorno per motivi familiari, il titolare può lavorare, iscriversi ad un corso di studi, usufruire dell’assistenza sanitaria, ecc.

Cosa succede se rifiutano il rilascio del permesso:
Contro il rifiuto del permesso di soggiorno per motivi familiari si può presentare ricorso al giudice del Tribunale del luogo in cui si risiede.
Gli atti del procedimento sono esenti da imposta di bollo e di registro e da ogni altra tassa.

Revoca del permesso di soggiorno:
Il permesso di soggiorno rilasciato è immediatamente revocato qualora sia accertato che al matrimonio non è seguita l’effettiva convivenza, a meno che dal matrimonio non siano nati figli.

Bisogna tener presente che in caso di matrimonio di cittadino straniero con cittadino italiano, la legge italiana prevede il diritto al rilascio della “carta di soggiorno del familiare di cittadino Ue”, presentando in Questura  oppure inviando il kit tramite gli uffici postali abilitati, la stessa documentazione prevista per la richiesta del permesso di soggiorno per motivi familiari.

Conversione del permesso di soggiorno:
in caso di separazione legale, scioglimento del matrimonio o in caso di morte del familiare in possesso dei requisiti per il ricongiungimento, il permesso di soggiorno per motivi familiari può essere convertito in permesso per lavoro subordinato, per lavoro autonomo o per studio.

La cittadinanza italiana per matrimonio
Il cittadino straniero coniugato con cittadino italiano non acquista la cittadinanza italiana automaticamente ma deve presentare apposita richiesta presso l’ufficio della Prefettura. Questa richiesta può essere presentata solo dopo che siano trascorsi due anni dalla celebrazione del matrimonio purché chi presenta la richiesta sia regolarmente residente da almeno due anni (un anno se se dal matrimonio sono nati figli).
Se il cittadino straniero coniugato con il cittadino italiano non possiede la residenza dopo il matrimonio, appena ottenuto il rilascio del permesso per motivi familiari, può chiedere l’iscrizione della residenza presso l’ufficio Anagrafe del Comune.

Attenzione: il riconoscimento della cittadinanza italiana è subordinato alla verifica, da parte del Ministero dell’Interno, della sussistenza delle condizioni previste dalla legge (convivenza e matrimonio ancora in essere ) fino al momento dell’adozione del decreto di riconoscimento.

CHE COS’E’ L’APOSTILLE?

L’apostille è una specifica annotazione che deve essere fatta sull’originale del certificato rilasciato dalle autorità competenti del Paese interessato, da parte di una autorità identificata dalla legge di ratifica del Trattato stesso.
L’ apostille, quindi, sostituisce la legalizzazione presso l’ambasciata. Ne discende che se una persona ha bisogno di fare valere in Italia un certificato di nascita e vive in un Paese che ha aderito a questa Convenzione non ha bisogno di recarsi presso l’ambasciata italiana e chiedere la legalizzazione, ma può recarsi presso l’autorità interna di quello Stato (designata dall’atto di adesione alla Convenzione stessa) per ottenere l’annotazione della cosiddetta apostille sul certificato. Una volta effettuata la suddetta procedura quel documento deve essere riconosciuto in Italia, perché anche l’Italia ha ratificato la Convenzione e quindi in base alla legge italiana quel documento deve essere ritenuto valido, anche se redatto nella lingua di un diverso Paese (al punto che dovrebbe essere sufficiente una normale traduzione che si può ottenere anche in Italia per essere fatto valere di fronte alle autorità italiane).

E’ necessario precisare che la Convenzione riguarda specificamente l’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri tra i quali rientrano, per espressa previsione della stessa, i documenti che rilascia un autorità o un funzionario dipendente da un’amministrazione dello Stato (compresi quelli formulati dal Pubblico Ministero, da un cancelliere o da un ufficiale giudiziario), i documenti amministrativi, gli atti notarili, le dichiarazioni ufficiali indicanti una registrazione, un visto di data certa, un’autenticazione di firma apposti su un atto privato, mentre invece non si applica ai documenti redatti da un agente diplomatico o consolare e ai documenti amministrativi che si riferiscono a una operazione commerciale o doganale.

Ne consegue che la gamma di documenti per i quali si può superare l’esigenza di legalizzazione, mediante richiesta e annotazione della cosiddetta apostille direttamente da parte delle autorità interne dello Stato di provenienza, è amplissima e si tratta di documenti che normalmente riguardano i rapporti di parentela, legami familiari, ovvero tutte quelle situazioni che in buona sostanza interessano la quasi totalità degli immigrati. Tralasciando i Paesi europei, che si avvalgono anche di successive convenzioni interne all’Unione, elenchiamo di seguito i Paesi che hanno ratificato la Convenzione, e rinviamo al testo allegato della stessa e agli atti di ratifica effettuati dagli Stati parti, per l’individuazione delle autorità competenti in ciascun Paese per l’apposizione dell’apostille:

Andorra, Antigua, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Azerbaijan,
Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Botswana, Brunei, Bulgaria,
Cipro, Colombia, Croazia,
Domenica,
El Salvador, Estonia,
Federazione Russa, Fiji, Finlandia,
Germania, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Grenada,
Honduras, Hong Kong,
Isole Marshall, Israele,
Kazakhistan,
Lesotho, Lettonia, Liberia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo,
Macao, Macedonia, Malawi, Malta, Mauritius, Messico, Monaco,
Namibia, Niue, Norvegia, Nuova Zelanda,
Olanda,
Panama, Portogallo,
Repubblica Ceca, Romania,
Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine, Samoa, San Marino, Santa Lucia, Seychelles, Serbia e Montenegro, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Suriname, Svezia, Svizzera, Swaziland, Stati Uniti d’America, Sud Africa,
Tonga, Turchia, Trinidad e Tobago,
Ucraina, Ungheria,
Venezuela

Si nota che molti dei Paesi elencati sono di principale interesse per l’Italia sotto il profilo migratorio. Si auspica peraltro che molti altri Paesi aderiscano alla Convenzione in oggetto perché potrebbe evidentemente contribuire alla semplificazione della vita dei loro cittadini.

APOSTILLE: QUANDO, DOVE E COME

Quando serve un’apostille? In quali casi è utilizzata? Per prima cosa bisogna chiarire che l’apostille sostituisce legalizzazione presso l’ambasciata e che si pone solo tra Paesi sottoscrittori della Convenzione dell’Aja, relativa all’abolizione della legalizzazione di atti pubblici stranieri.
Chiunque abbia necessità di convalidare in Italia un certificato e viva in un Paese che ha aderito alla suddetta Convenzione, non deve recarsi all’ambasciata italiana e chiedere la legalizzazione, ma può rivolgersi all’autorità interna del suddetto Stato per richiedere l’annotazione dell’apostille. 
Terminata la procedura quel documento sarà riconosciuto in Italia, previa traduzione legalizzata dal tribunale (con firma depositata della Dott.ssa S.Silva – iscritta all’albo traduttori ed interpreti, con validità sul tutto il territorio).