Pseudoanglicismi: come utilizzare le parole inglesi in Italia

Nel linguaggio quotidiano italiano, è frequente l'adozione di pseudoanglicismi

Nel linguaggio quotidiano italiano, è frequente l’adozione di pseudoanglicismi, termini che sembrano derivare dall’inglese, ma che in realtà sono utilizzati con un significato modificato o addirittura inesistente nella lingua originale. Questo fenomeno linguistico affascinante, conosciuto come pseudoanglicismo o anglicismo falso, merita un’analisi approfondita.

L’Influenza degli Anglicismi nella Cultura Italiana

Durante il telelavoro, è comune imbattersi in annunci pubblicitari di prodotti di bellezza che catturano l’attenzione. Tuttavia, le parole inglesi utilizzate in tali frasi, spesso non corrispondono al significato attribuito loro dagli anglofoni. Secondo il vocabolario Treccani, i pseudoanglicismi incorporano elementi che possono apparire inglesi ma che, nella realtà, sono assenti o differenti nella lingua inglese stessa.

Questi termini non si limitano solo a parole con pronunce improbabili, ma includono anche vocaboli inglesi il cui significato è stato trasformato o addirittura inventato ex novo. Esempi tipici sono parole come “beauty case” o “smart working“, che assumono un nuovo significato nel contesto italiano.

L'adozione di parole inglesi nel parlato italiano non è di per sé negativa; ciò che conta è il contesto.

Senza rendercene conto, usiamo questi pseudoanglicismi con frequenza, e per questo abbiamo deciso di esplorarne l’uso nell’apprendimento dell’inglese in Italia.

LinguENsta è un progetto nato in collaborazione con il British Council Italia, l’ente ufficiale britannico di riferimento nel mondo per la formazione linguistica e per la promozione delle relazioni culturali e delle opportunità educative. Fondato nel 1934, è presente in oltre cento paesi, e con le sue attività sostiene le relazioni culturali tra il Regno Unito e le nazioni in cui opera. L’obiettivo è quello di promuovere la consapevolezza linguistica e l’educazione culturale.

Esempi Comuni di Pseudoanglicismi

Ecco alcuni esempi comuni di pseudoanglicismi, vengono usati in italiano ma che non hanno lo stesso significato in inglese, o non sono utilizzati affatto:

  • Smoking: in italiano si riferisce a un abito da sera maschile (tuxedo in inglese americano), in inglese, “smoking” si riferisce all’azione di fumare.
  • Foot-Long: usato in Italia per descrivere un tipo di panino lungo un piede (circa 30 cm), ma non è un termine comunemente usato in inglese per indicare un panino.
  • Beauty case: in italiano indica una piccola valigia da viaggio per cosmetici, mentre in inglese si usa più spesso “make-up bag” o “cosmetic case”.
  • Body: in italiano si usa per descrivere un tipo di intimo femminile che copre il torso, simile a un costume da bagno intero. In inglese, “body” significa semplicemente “corpo”.
  • Water: in italiano è usato per riferirsi al WC o alla toilette, mentre in inglese “water” significa acqua.
  • Box: utilizzato in italiano per indicare un garage o posto auto coperto, in inglese “box” ha molti significati ma non comunemente questo.
  • Slip: in italiano si riferisce a un tipo di biancheria intima maschile (briefs in inglese), mentre “slip” in inglese può significare scivolare o un pezzo di carta.
  • Pullman: in italiano indica un autobus, specialmente quelli usati per viaggi a lunga distanza, mentre in inglese “pullman” era un termine storico per un tipo di vagone letto di lusso o per treni di lusso, ma non è comunemente usato oggi.
  • Mister: usato in Italia come termine per l’allenatore di una squadra di calcio, mentre in inglese “mister” è semplicemente una forma di cortesia equivalente a “signore”.

Questi termini dimostrano come le parole possano essere adottate da una lingua all’altra e come il loro significato possa evolversi in modi unici nel contesto della nuova lingua.

Qual è la soluzione?

Non è necessario eliminare questi termini dal nostro lessico, ma è cruciale riconoscere che potrebbero non essere compresi allo stesso modo nei paesi anglofoni. Esperti linguistici, come Ian Frankish del British Council Italy, sottolineano che anche gli studenti spesso si sorprendono nell’apprendere la vera natura di questi pseudoanglicismi.

L’adozione di parole inglesi nel parlato italiano non è di per sé negativa, ciò che conta è il contesto. Claudio Giovanardi dell’Accademia della Crusca evidenzia che l’uso di anglicismi, in contesti informali, è generalmente accettabile, mentre in situazioni ufficiali può creare confusione. Conoscere l’inglese a fondo spesso riduce la necessità di utilizzare termini stranieri quando si parla italiano. Infine, l’impegno nell’apprendere l’uso autentico di queste parole attraverso corsi e risorse didattiche è fondamentale per una corretta comunicazione interculturale.

 

Condividi

Altre News

×

 

Ciao!

Clicca sull'operatore e descrivici la tua esigenza!

×